25/08/2022

L’Eredità Digitale

La rivoluzione digitale interessa , al giorno d’oggi , molteplici ambiti che fanno parte della nostra quotidianità ed è coinvolta anche nel campo del diritto privato con inevitabili influenze sulla successione ereditaria.

Di cosa tratta nello specifico?

L’eredità digitale è l’insieme di tutti quei dati personali ai quali si accede unicamente attraverso delle credenziali. Nonostante si possa pensare che lasciare questi dati sia un atto banale bisogna ricordare che dare l’accesso corrisponde effettivamente a consegnare a uno o più soggetti un’eredità.

Cosa sono i beni digitali?

L’eredità comprende un insieme di beni che per poter comprendere al meglio dobbiamo distinguere tra beni a “contenuto patrimoniale” e beni a “contenuto patrimoniale“.
I beni a contenuto non patrimoniale  comprendono e-mail, fotografie, referti sanitari e tutto ciò che riguarda la sfera privata del soggetto in questione, mentre i beni a contenuto patrimoniale, come le criptovalute, le fotografie digitali, gli scritti d’autore, i progetti di un architetto, i disegni di un grafico e le opere digitali rientrano tra i beni che possono garantire un vantaggio economico.

Le credenziali: che importanza hanno?

Una volta arrivati a momento della successione il vero problema resta quello di entrare in possesso delle credenziali, come le password per i social o per la mail, il pin del conto corrente o una cassetta di sicurezza. 

Le password svolgono una doppia funzione, quella di credenziali di autenticazione, che permettono di autenticare il soggetto che accede come titolare e di chiavi di accesso con lo scopo di proteggere lo spazio digitale.

Ricordiamo che esse possono permettere di accedere alle risorse online di un determinato social network o di portali online di gioco, ad esclusione di casi in cui le password non legittimano il successore a disporre del bene protetto parliamo in questo caso delle credenziali dell’home banking o della firma digitale, o risorse fisiche e sono normalmente trasmissibili, ad eccezione che queste non comporti un illecito. 

Un caso significativo è quello delle credenziali che permettono di accedere a un conto corrente online. In questi casi particolari una semplice consegna delle stesse non determina la nomina di erede e nel caso di utilizzo senza un’investitura ufficiale si può incorrere in accuse per truffa.

Un aspetto da non sottovalutare è che se il soggetto titolare non dispone per testamento dal notaio delle proprie password o credenziali, il contenuto del server è destinato a rimanere per sempre nascosto.

Per non trovare sorprese poco gradite utile pensare di affidare in vita le credenziali a una persona fidata che si occuperà di consegnarle agli eredi dopo la morte del titolare. Chiameremo questa persona esecutore testamentario, oppure mandatario “post mortem”, con un documento ufficiale redatto da un notaio.
Un aspetto importante è la separazione delle password dal testamento, perché questo, per legge, diventa pubblico dopo la morte del testatore.

Cosa è utile fare mentre si è ancora in vita?

Un modo per semplificare le operazioni che avvengono dopo il decesso è gestire a meglio i propri profili e account per esempio fornendo ai nostri perenti o eredi una lista di login, stando attenti alla sicurezza degli stessi. Alcuni consigli che risultano utili ed efficaci sono la scelta di una password definita manager, ovvero un unica password che viene utilizzata per tutto, oppure l’inserimento di una domanda di sicurezza che solo le persone a noi strette possono conoscere la risposta. 

Cosa succede in caso di decesso di un soggetto?

Secondo quanto deciso dalla legge italiana, gli eredi entreranno in possesso di tutti i diritti, ma ciò che è importante avere sono le credenziali senza le quali si potrebbero riscontrare numerose difficoltà di ordine pratico.
I limiti che si possono riscontrare sono derivanti dal fatto che molte società hanno sede all’estero, dove vi è una legislazione differente. Quello che potrebbe accadere è che i dati possano andare persi dopo un lasso di tempo di inattività; infatti ricordiamo che ogni “social network” ha un modo proprio di gestire la morte di un utente. Prenderemo in esempio solo alcuni dei tanti casi.

Per ciò che riguarda Facebook, il profilo continua a funzionare, e riceve notifiche e commenti. Si può decidere però di trasformare l’account nel cosiddetto “account commemorativo”, nel quale solo gli amici online possono aggiungere commenti. In alternativa si può chiedere la cancellazione dell’account, oppure la disattivazione dell’account.

Nel caso di Google, invece, ognuno di noi può decidere dopo quanto si può presumere la morte del possessore dell’account e quindi la successiva chiusura dello stesso. Solo un mese prima dello scadere del tempo prefissato, Google contatta il possessore dell’account e in caso di mancata risposta procederà con la cancellazione dell’account.

In casi più complessi, invece, come quando vi è la presenza di Bitcoin e altre criptovalute è vivamente consigliato regolarne chiaramente il passaggio agli eredi, in quanto bisogna disporre delle giuste conoscenze nel settore. Un modo semplice è quello di lasciare in eredità le credenziali d’accesso di servizi per semplificare il passaggio dell’eredità.

La crescita del patrimonio digitale porterà in un futuro ad avere una maggiore consapevolezza del suo valore  e dall’altra ad avere un evoluzione della legge per permetterci di sentirci maggiormente tutelati. 

Nonostante anche per noi di San Michele di Ghione l’argomento trattato nell’articolo è in parte nuovo, ci mettiamo a completa disposizione per ulteriori informazioni o eventuali chiarimenti su questo tema così complesso ma allo stesso tempo attuale.

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